Continua la nostra rubrica dedicata all’astronomia ed il viaggio a spasso per l’universo, tra i corpi celesti che ne animano la vastità.  Il nostro viaggio prosegue (dopo la prima tappa nella costellazione dell’Orsa Maggiore, che trovi qui) nella costellazione dell’Orsa Minore, fin dall’antichità punto di riferimento per i marinai che si spostavano in lungo ed il largo nel Mare Nostrum (Mar Mediterraneo).

L’ORIGINE DEL MITO

Secondo la mitologia greca, Zeus ebbe un figlio (uno dei tanti) con la ninfa Callisto, che lo chiamò Arcade. Questo però fece infuriare Artemide, di cui la ninfa era l’ancella e decise per punizione di trasformarla in orsa. 

Ella vagò nella foresta finché non si imbatté nello stesso figlio Arcade, che tentò di uccidere la fiera non riconoscendovi la madre. Fu fermato in tempo da Zeus ed Artemide, i quali decisero di porre entrambi in cielo una (l’Orsa Maggiore) accanto all’altro (l’Orsa Minore).

In seguito per volere di Era, la moglie tradita di Zeus, le due costellazioni furono obbligate a a non tramontare mai e a girare in tondo per l’eternità. Questo spiega la loro natura di costellazioni circumpolari, ovvero che rimangono sempre visibili al di sopra dell’orizzonte celeste per tutto l’anno.

ALLINEAMENTI E SISTEMI STELLARI

Tutti sappiamo che la Stella Polare ci indica il Nord, ma vi siete mai chiesti perché?

Il motivo è presto detto: è la stella più vicina al punto nel cielo in cui si proietta il nostro asse terrestre (la croce lungo la linea verde nelle immagini qui sopra). Per questo motivo diciamo che la Polare ci permette di individuare il Nord anche quando non abbiamo altri strumenti utili a nostra disposizione. Tutto ciò vale ovviamente per l’emisfero boreale della Terra, mentre per l’emisfero australe vi sono altri punti di riferimento per trovare all’opposto il Sud.

Ma da quanto tempo l’uomo usa questa stella per identificare il Nord? Qui le cose si complicano e dobbiamo avvicinarci maggiormente ai meccanismi celesti perché, per dare risposta alla nostra domanda, dobbiamo capire cosa significa precessione degli equinozi. Questo processo coincide con il cambiamento di direzione dell’asse terrestre; ciò significa che la Terra sì ruota attorno al proprio asse, ma compie pure un’oscillazione nel cielo come se fosse una trottola (vedi animazione di seguito).

La precessione degli equinozi, di conseguenza, fa sì che il punto del cielo in cui ci proietta il nostro asse terrestre e quindi ci indica il Nord, non sia sempre la Stella Polare ma anche punti differenti nel cielo. Per esempio alla fine dell’ultima glaciazione (ca. 14000 anni fa) la Stella che indicava il Nord era Vega della costellazione della Lira! 

Di per sé la Polare (distante 325al [=anni luce]) non è particolarmente appariscente nella volta celeste perché la sua notevole distanza dalla Terra fa sì che ci sembri una piccola stella, ma incredibilmente è 47 volte più grande del nostro Sole! 

C’è però un’ultima stella di questa costellazione che merita di essere nominata: Kochab (parola che dall’arabo o dal semitico significa  semplicemente “stella”). Questa stella gigante arancione, grande 44 volte il nostro Sole, ha il vanto di essere stata essa stessa il l’indicatrice del Nord in tempi antichi; nell’Antica Grecia perciò il punto di riferimento era Kochab e non la Polare attuale.

Alla prossima tappa del nostro viaggio nell’universo! Se avete altre curiosità o proposte per i prossimi approfondimenti, non esitate a scriverci!

L’estate volge al termine, le foglie iniziano a colorarsi e la sera meglio uscire con la giacchetta. C’è però un altro segnale che ci comunica l’arrivo dell’autunno, un suono profondo che rimbomba nelle valli alpine e prealpine. Colui che lo emette è il re indisturbato delle foreste e sta facendo sapere a tutti che è pronto a riprodursi. Ovviamente stiamo parlando del cervo,  Cervus elaphus, il più grande ungulato dei nostri boschi con i maschi che arrivano a pesare quasi 200kg e le femmine poco meno di 100kg.

I maschi di cervo ora sono al massimo della loro forma. Il palco, caduto in primavera, è ricresciuto robusto, forte, sapientemente pulito dal velluto (una morbida peluria vascolarizzata che ricopre il palco) ed è pronto ad essere sfoggiato nelle sfide per conquistare le femmine. I cervi però prima di arrivare agli scontri fisici hanno sviluppato un altro comportamento: si sfidano a gran voce per saggiare la forza dei rivali. Così, dal tardo pomeriggio fino a notte inoltrata, nelle valli riecheggiano i loro bramiti. Il bramito è un suono gutturale a bassa frequenza ed udibile ad alcuni chilometri di distanza, il suo “scopo” evolutivo è quello di stimare a distanza le dimensioni degli altri contendenti. Solo i cervi più forti ed esperti riescono a trasmettere i propri geni, mentre i più deboli e i giovani sono costretti a rinunciare. 

Quando però due cervi di eguale stazza si incontrano, la voce più possente non basta; i due iniziano a scrutarsi e compiere quella che in gergo viene definita la “parata in parallelo“, i contendenti camminano fianco a fianco a pochi metri di distanza, arricciando il labbro superiore per ostentare il canino. Questo comportamento viene definito ritualizzato in quanto i canini erano ben sviluppati negli antenati degli attuali cervi mentre ora non sono presenti (salvo alcune eccezioni). 

Se neppure questa soluzione porta ad un vincitore, si arriva allo scontro fisico. I combattimenti sono prove di forza che stabiliscono la gerarchia ma che non di rado terminano con gravi ferite o la morte di uno dei contendenti. 

In video: Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus). Sottospecie presente in Sardegna, più piccola e con palchi meno ramificati rispetto alla specie nominale.

L’ascolto dei bramiti però non è solo fonte di grande emozione per i camminatori dei boschi, esso è fondamentale nello studio e nel monitoraggio delle popolazioni di cervi. Faunisti e ricercatori infatti durante il periodo degli amori, riescono a stimare la popolazione di cervi partendo dal numero di maschi bramenti. Detta così sembra facile ma un grosso numero di persone è richiesto per avere dati di qualità e bisogna per forza fare anche analisi di altro tipo.

Quando si esce per un censimento, a coppie o piccoli gruppi ci si distribuisce sul territorio definito e di notte, con le orecchie bene aperte, si segnano le informazioni necessarie: quanti bramiti nella sequenza? In che direzione? A che distanza? L’incrocio di tutti questi dati, uniti ad altre informazioni raccolte, permette di stimare la popolazione di cervi presa in esame. 

 

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Nelle prossime settimane, tra i boschi delle Prealpi Giulie e della Carnia, ci metteremo in cammino per ascoltare il bramito del cervo. Nella calma del crepuscolo sveleremo i segreti di questo grande animale simbolo della foresta e parleremo dell’importanza della gestione dell’ampio patrimonio faunistico della regione. 

Seguiteci sui social per tutti gli aggiornamenti oppure scriveteci a info@wildroutes.eu o su Whatsapp al +39 351 585 2752

Con questa rubrica dedicata all’astronomia iniziamo un viaggio a spasso per l’universo, tra i corpi celesti che ne animano la vastità. 

In tutto ciò il nostro amato pianeta Terra non è che un puntino microscopico, ma è da qui che l’osservazione del cielo è iniziata millenni orsono e prosegue tuttora anche se con qualche occhio in più (come i telescopi e le sonde spaziali) che ci permette di andare più in profondità nel buio che avvolge gran parte dell’universo. 

La volta celeste ha infatti sempre affascinato la curiosità umana, che vi ha cercato risposte alle domande più profonde, spesso invano e senza basi scientifiche.

L’ORIGINE DEL MITO

 Il nostro viaggio inizia nella costellazione dell’Orsa Maggiore, che ha la particolarità di accomunare le tradizioni di popoli sparsi in parti anche molto distanti della nostra Terra. Pensate che gli abitanti nativi del Nord America condividevano l’identificazione delle sette stelle principali (che costituiscono il cosiddetto Grande Carro nella nomenclatura tolemaica) come parte della figura di un orso con gli stessi europei giunti nel continente durante il XV secolo. Questo fa pensare che probabilmente il mito legato alla costellazione sia molto più antico e risalentefin  allo sviluppo delle prime comunità  umane in Nord America diverse migliaia di anni prima, cioè quando vi furono le prime colonizzazioni del continente attraverso lo stretto di Bering.

ALLINEAMENTI E SISTEMI STELLARI

Viene definita come costellazione circumpolare, perché visibile durante tutta la notte in qualsiasi momento dell’anno in tutta Europa. Le 7 stelle principali erano anticamente dette i “Sette Buoi”, in latino “Septem Triones” da cui deriva il termine settentrione che tuttora utilizziamo per indicare il Nord. Molti sicuramente già conoscono il metodo che, grazie al prolungamento della linea immaginaria che collega le due stelle finali del Grande Carro (cioè Merak e Dubhe), permette di trovare la Stella Polare e quindi il Nord (ma perché la Stella Polare indica il Nord? Beh, lo scopriremo nella prossima tappa del nostro viaggio!). 

Non a caso vengono rappresentate assieme nella bandiera dello Stato americano più settentrionale, l’Alaska!

© P. Lucciola

Torniamo quindi alla nostra Orsa Maggiore per parlare di alcune sue stelle molto particolari. Formano una strana coppia, si trovano al centro della coda dell’orsa ed i loro nomi sono Alcor e Mizar. Cosa avranno di così particolare queste due stelle? Innanzitutto la loro vicinanza reciproca dal nostro punto di osservazione sulla Terra; talmente vicine che non è facile distinguerle, infatti diventa un ottimo esercizio per testare la nostra vista perché la distanza che le separa è di “soli” 4 anni luce. Ma c’è un’ulteriore peculiarità che riguarda queste due stelle: ognuna di esse è a sua volta una stella doppia, avendo una gemella a poca distanza. Mizar è difatti distinta in Mizar A (grande 2 volte il nostro Sole) e Mizar B (quasi 4 volte le dimensioni solari). Se provassimo poi ad avvicinarci ancora più ad ognuna scopriremmo che sono a loro volta sono entrambe delle stelle doppie. A tutto ciò aggiungiamo inoltre che pure Alcor è una stella doppia (la secondaria è una piccola stella nana rossa) e ciò porta tutto questo sistema a diventare un insieme di 6 astri!

Nelle nostre escursioni astronomiche la costellazione dell’Orsa Maggiore sarà sempre una delle protagoniste principali, e scopriremo assieme moltre altre curiosità su questo asterismo e sulle sue interpretazioni da parte delle diverse culture. Nelle prossime puntate di questa rubrica andremo a conoscere altri soggetti del panorama notturno! Alla prossima tappa del nostro viaggio nell’universo!

La Riserva di Biosfera Alpi Giulie Italiane è stata istituita nel giugno 2019 e comprende il territorio di 11 comuni del territorio montano del Friuli Venezia Giulia. Con questo riconoscimento, il comitato Unesco ha voluto mettere in luce la loro specificità: una collocazione territoriale all’incrocio di tre zone biogeografiche e aree culturali, che ha prodotto una ricchissima biodiversità, e il mantenimento di tradizioni popolari, su cui la riserva intende fondare i propri percorsi di sviluppo sostenibile, anche in una logica transfrontaliera con la confinante e omonima riserva slovena.

In Italia erano già riconosciute 17 riserve della biosfera, tra le quali quella di Miramare (1979). Il Programma “L’uomo e la biosfera”, Man and the Biosphere – MAB, è un programma scientifico intergovernativo avviato dall’UNESCO nel 1971 per promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

Il Programma mira a migliorare le relazioni tra le persone e l’ambiente in cui vivono e a tale scopo utilizza le scienze naturali e sociali, l’economia e l’educazione per migliorare la vita delle persone e l’equa distribuzione dei benefici e per proteggere gli ecosistemi naturali, promuovendo approcci innovativi allo sviluppo economico che siano adeguati dal punto di vista sociale e culturale e sostenibili dal punto di vista ambientale.

Vista la fortuna che abbiamo ad abitare in un territorio così straordinario, abbiamo pensato di organizzare un calendario di escursioni per scoprire il territorio della Riserva MAB Alpi Giulie, toccando  tutti gli 11 comuni che ne fanno parte e i diversi ambienti che vi si possono attraversare.

Dai paesaggi alpini del Canin e del Montasio scenderemo tra i boschi e le vallate delle Alpi Giulie fino ai primi rilievi delle prealpi. Venite con noi alla scoperta della Riserva di Biosfera!

Per informazioni, prenotazione e pagamenti contatta:

Wild Routes +39 351 585 2752 info@wildroutes.eu

Pensate di percorrere una meravigliosa pista forestale, che seguendo la lussureggiante val Venzonassa si innalza fine alle cime che sovrastano il Tagliamento. 

Pensate di arrivare alla fine del strada, alla fine della salita e di scoprire, in realtà, di essere all’inizio di una splendida avventura.

Ennio e Gabry, i magnifici gestori di Malga Confin, e il team di Wild Routes, guide del Parco Regionale delle Prealpi Giulie, vi aspettano sulle pendici del Plauris per portarvi alla scoperta dei tesori naturalistici e dei paesaggi mozzafiato, delle unicità gastronomiche e delle storie senza tempo di uno degli angoli più remoti e preziosi del Friuli Venezia Giulia.

Perché la Natura di (malga) Confin non si osserva: si vive!!! 

Un calendario di trekking, camminate al tramonto, passeggiate astronomiche, esplorazioni e attività per i più piccoli vi permetteranno di conoscere uno dei luoghi più affascinanti del Parco delle Prealpi Giulie, dove i lavori di un tempo si svolgono in perfetto equilibrio con la natura e la fauna e la flora del Parco si mostrano in tutto il loro splendore a pochi passi dalla malga.

Per informazioni, prenotazione e pagamenti contatta:

Wild Routes +39 351 585 2752 info@wildroutes.eu










Passeggiate in mezzo alla natura, tra i boschi oppure nel cuore della terra all’interno di meravigliose grotte. E ancora, uscite in notturna per ammirare le stelle, per scoprire l’enogastronomia e le tradizioni, pedalate con l’e-bike e molto altro. Partecipa alle escursioni nelle Valli del Torre e regalati un’esperienza unica all’aria aperta!

Tutto il calendario di escursioni è promosso da  Turismo FVG all’interno del programma Montagna 365, e organizzato da Ecomotion SRL in partnership con Wild Routes, InsideFVG e ForEst – Studio Naturalistico.












Scarica il calendario

Costi:

10 € (mezza giornata).
15 € (giornata intera) ad eccezione delle visite speleologiche (25 €).
∙ Per i ragazzi dai 12 ai 18 anni accompagnati da almeno un adulto pagante si applica la scontistica del 50%.
∙ Gratis per tutti gli under 12 accompagnati da almeno un adulto pagante.
∙ Gratis per tutti i possessori della FVGCard (ad eccezione delle visite speleologiche a cui viene applicata una scontistica del 50%).

Per informazioni, prenotazione e pagamenti contatta:

Ecomotion +39 351 585 2752 escursioni@ecomotion.it

Sarà sufficiente contattare il CENTRO DI PRENOTAZIONE entro le 18.00 del giorno precedente l’escursione.
Ricorda solo che per ragioni di sicurezza, LA PRENOTAZIONE È OBBLIGATORIA.

Diari di una fototrappola

Nel folto dei nostri boschi, ogni giorno a nostra insaputa si intrecciano i percorsi di diversi animali. Grazie alle nuove tecnologie (da usare con cautela!) è possibile studiarne i loro movimenti e abitudine, e anche osservare alcuni momenti intimi e toccanti! Nella nostra rubrica “Diari di una fototrappola” vi presenteremo alcuni istanti “rubati” per poter conoscere meglio gli abitanti del territorio.

Tra questi spesso fa parlare di sè il cinghiale (Sus scrofa).  Questo suide è piuttosto malvisto, per non dire odiato, dalle persone, cosa rara quando si parla di mammiferi! Diciamocelo, la fama è più che meritata: il cinghiale è onnivoro, opportunista e sostanzialmente in grado di ingurgitare qualsiasi cosa (di organico si intende). Gli agricoltori sanno bene cosa vuol dire avere un branco di cinghiali che decide di banchettare su un proprio terreno: ad un occhio inesperto, i segni lasciati fanno quasi pensare al passaggio di un carroarmato. Il conflitto tra questo mammifero e il mondo agro-silvo-pastorale è più che mai acceso in questo periodo storico, con la specie in espansione su gran parte del territorio italiano e sempre più presente anche nelle aree urbane. Anche se, invece di odiarlo, dovremmo forse interrogarci sulle cause di queste dinamiche!

Questo però non vuole essere un saggio sulla gestione del cinghiale, non è neanche il contesto adatto, ma più un commento pregno di ammirazione per una specie incredibilmente plastica:  si adatta infatti a vivere sostanzialmente in ogni ambiente, dal livello del mare fino ad oltre mille metri di quota ed è molto molto prolifico. Prima di parlare degli striati, come vengono chiamati i cuccioli dagli addetti ai lavori, vediamo come funziona la vita sociale del cinghiale. 

Sono animali sociali e vivono in gruppi anche di grandi dimensioni. Il branco è composto dalle femmine adulte, dai cuccioli dell’anno e dai giovani dell’anno precedente. I maschi adulti invece sono solitari e si riuniscono al gruppo solamente durante il periodo degli amori, durante il quale si può assistere a violenti scontri da cui gli animali possono uscire anche gravemente feriti. 

Dicevamo che i cinghiali sono molto prolifici, pensate che le femmine possono andare in estro (volgarmente “in calore”) fino a tre volte l’anno se le condizioni ambientali lo permettono, ovvero se hanno cibo, spazio e clima ottimali.  Come se non bastasse, le scrofe di cinghiale possono partorire da 3 a ben 12 cuccioli,a differenza degli altri ungulati che raramente fanno più di una paio di piccoli a riproduzione! Al momento del parto le femmine si allontanano dal branco e cercano un luogo tranquillo e sicuro in cui dare luce alla prole, spesso costruendo una tana. 

Nel video sottostante si vedono due scrofe seguite dalla loro cucciolata: almeno 8 striati che reclamano i capezzoli materni. Per le prime due settimane il latte è la loro unica fonte di cibo, ma già alla terza settimana i piccoli iniziano ad assaggiare cibo solido imparando a grufolare, completeranno lo svezzamento solo al quarto mese d’età. 

I cuccioli vengono chiamati striati per un motivo evidente: la pelliccia di fianchi e schiena è percorsa da 4-5 strisce orizzontali di colore chiaro, che favorisce il mimetismo. Questa adattamento, che ricorda la pomellatura dei giovani cervidi, serve a proteggere gli animali dai predatori in quei momenti in cui la madre è costretta ad allontanarsi, per esempio quando deve alimentarsi. I cinghialetti resteranno con la madre per circa un anno, poi i maschi verranno scacciati dagli adulti durante il periodo riproduttivo, mentre le femmine resteranno nel branco diventando mature a circa un anno e mezzo di età.  

NOTA Il fototrappolaggio è una disciplina che sta prendendo tantissimo piede tra gli appassionati, ma rimane sempre un’attività con un impatto ambientale importante sulle dinamiche naturali. Per una corretto uso di questi strumenti raccomandiamo la lettura del Vademecum di “buon uso” delle fototrappole dei nostri amici di EsploraCarso, prima di iniziare qualsiasi tentativo di “cattura”.

https://youtu.be/OgfVI2mLCgQ

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