Il fascino del cielo stellato raccontato in una serie di facili escursioni adatte a tutti

In alcuni dei luoghi più suggestivi della regione e nascosti dalle forti fonti luminose della pianura, faremo un viaggio tra scienza e leggenda per scoprire tutti i segreti della volta celeste

Oltre alle date in calendario, ogni giovedì faremo un astrotrekking nel territorio del gemonese. Maggiori info a questo link: Escursioni nel gemonese

Se invece siete in cerca di avventure in alta quota scoprite le proposte di: Agosto sulle Giulie. Una rassegna di trekking più impegnativi per scoprire la bellezza delle selvagge Alpi Giulie.

Se invece siete amanti della cultura alpina e volete scoprire di più su una delle valli più suggestive del Friuli Venezia Giulia, date un’occhiata alle escursioni in collaborazione con l’Ecomuseo della Val Resia

Le Alpi Giulie sono selvagge vette al confine con la Slovenia. Teatro di aspri conflitti durante la Grande Guerra, ora sono terra di alpinisti a caccia di sfide con la verticalità e di escursionisti che vogliono godersi la natura d’alta quota. 

Wild Routes propone quattro escursioni per persone mediamente allenate per esplorare queste terre alte attraverso alcuni  dei loro massicci principali: il Monte Canin, lo Jôf di Montasio e lo Jôf Fuart. Durante gli itinerari scopriremo gli animali che vivono in questo ambiente, gli adattamenti delle piante per sopravvivere al freddo e alla neve e i segreti delle rocce che conservano le tracce degli organismi del passato. 

Agosto sulle Giulie – Itinerari

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Passo degli Scalini
Passo degli Scalini

Cima di Terrarossa
Cima di Terrarossa

Jôf di Sompdogna
Jôf di Sompdogna

Massiccio del Canin
Massiccio del Canin


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Se invece siete amanti della cultura alpina e volete scoprire di più su una delle valli più suggestive del Friuli Venezia Giulia, date un’occhiata alle escursioni in collaborazione con l’Ecomuseo della Val Resia

Per i sognatori e gli amanti del cielo stellato ecco le proposte di Agosto tra le stelle.

Ciclo di escursioni sui sentieri della Val Resia, realizzata grazie al contributo dell’Ecomuseo: un museo diffuso su tutto il territorio della valle. 

Durante queste escursioni faremo un tuffo nel passato per scoprire la vita nella valle quando ancora era dettata dal sussegguirsi delle stagioni. L’allevamento, l’agricoltura, la gestione del bosco erano le principali fonti di sussistenza ed erano intimamente legate a storie e tradizioni

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Se invece siete in cerca di avventure in alta quota scoprite le proposte di: Agosto sulle Giulie. Una rassegna di trekking più impegnativi per scoprire la bellezza delle selvagge Alpi Giulie.

Mentre per i sognatori e gli amanti del cielo stellato ecco le proposte di Agosto tra le stelle.

Alle ore 10:37 odierne (20 marzo 2021), nel nostro fuso orario, ha avuto inizio ufficialmente la primavera.

Il termine equinozio deriva dalla locuzione latina aequa nox, tradotta come «notte uguale» (si intende per durata al dì, cioè alle ore di luce). Ciò significa che per due giorni all’anno (equinozio di primavera e d’autunno), in qualsiasi punto della terra le ore di luce e di buio si equivalgono. Questo è dovuto al fatto che i raggi solari sono perpendicolari all’asse terrestre.

CC BY-SA 4.0

Nel giorno degli equinozi il Sole sorge esattamente a est (90°Nord) e tramonta a ovest (270°Nord), a differenza degli altri giorni dell’anno in cui sorge e tramonta  in punti cardinali diversi ed i cui estremi sono i due solstizi; per esempio al s. d’estate il Sole si troverà a 54°Nord all’alba e 305°Nord al tramonto, comportando una lunghezza del dì ben superiore a quella che abbiamo oggi all’equinozio.

Marcella Giulia Pace

L’equinozio di primavera viene anche detto punto vernale o primo punto d’Ariete perché, nel periodo tra il 2000 a.C. ed il 100 a.C., il Sole in questa giornata si trovava nella costellazione dell’Ariete. A causa della precessione degli equinozi (ne abbiamo parlato qui) da oltre duemila anni a questa parte non è più così, infatti ad nostri giorni al momento dell’equinozio di primavera il Sole si trova nella costellazione dei Pesci.

CC BY 2.5

Solitamente l’equinozio di primavera coincide con il 20 marzo, ma non è sempre stato o sempre sarà così. Infatti a partire dal 2044 l’equinozio di primavera cadrà sporadicamente il 19 marzo, come pure in passato è talvolta invece coinciso con il 21 marzo (nel 2003 e nel 2007). Questo leggero scostamento negli anni è dovuto all’introduzione dei giorni bisestili nel calendario gregoriano, voluto da papa Gregorio XIII nel XVI sec. Ciò ha comportato un lieve “sfasamento” con l’anno siderale, cioè il tempo che impiega il Sole a ritornare nella stessa posizione nei confronti della Terra rispetto alle stelle della sfera celeste.

Giunti ormai nel pieno dell’inverno è arrivato il momento di parlare della costellazione protagonista della stagione, ovvero Orione. La forma e la luminosità delle sue stelle principali la rendono facilmente riconoscibile, tanto da essere quasi più nota ai più rispetto alle due Orse (qui il nostro articolo sulla maggiore e qui sulla minore).

L’ORIGINE DEL MITO

Fin dall’antichità nella costellazione di Orione gli uomini riconobbero un possente cacciatore, ma cosa valse a questo personaggio una tale nomea? Normalmente è dalla mitologia greca che pensiamo di dover trarre tutte le informazioni utili per interpretare le gesta dei personaggi o delle creature raffigurate tra le stelle del firmamento. Poche volte però ci troveremmo sul binario giusto, infatti Orione secondo il mito greco non compie gesta tali da giustificare l’assegnazione ad una delle costellazioni più estese e luminose del cielo notturno. Dobbiamo muoverci verso oriente, in Mesopotamia, per scovare degli indizi che possano svelare il mistero sull’origine di questo mito antico. Per i Sumeri Orione era il gigante Uru-anna (ossia “luce del cielo”) che fronteggiò Gud-anna (cioè il “toro del cielo”), stando a simboleggiare la lotta perenne tra organismi viventi e le stagioni della natura. Un’allegoria davvero potente. Come trasposero i Greci questo racconto? Secondo loro Orione era figlio di Nettuno e, benché avesse avuto in dono la capacità di camminare sulle acque, egli preferiva muoversi tra i boschi con la sua clava di bronzo. Nel suo vagabondare finì per sbarcare sull’isola di Chio (nell’Egeo settentrionale) e si innamorò della principessa Merope che però non voleva saperne di lui e ciò lo portò a subire le ire del re che lo fece accecare ed esiliare. Venne curato dal dio Efesto e sposò la dea Eos (Aurora per i Romani), poi continuò le sue peregrinazioni come cacciatore e qui il mito incrocia anche quello di altre divinità come le Pleiadi (di cui si invaghì) ed Artemide (con la quale condivideva molte battute di caccia). Per i Romani invece Orione nacque dall’urina versata su una pelle di bue (o un toro) da parte di Giove, Nettuno e Mercurio, rendendo perciò il nostro protagonista frutto di una triplice paternità.

Insomma, i dettagli non mancano nella marea di versioni esistenti nel mondo classico, ma nessuna raggiunge lo splendore del simbolismo della mitologia mesopotamica.

ALLINEAMENTI E SISTEMI STELLARI

Volendo semplificare, la costellazione di Orione è formata da quattro stelle di primaria importanza dal punto di vista della luminosità (Betelgeuse, Rigel, Bellatrix e Saiph) a cui possiamo aggiungere le tre che formano la cosiddetta “cintura” del personaggio mitologico (Mintaka, Alnilam e Alnitak). Cosa le rende così appariscenti nel cielo notturno? Semplice, il fatto che siano gigantesche e molto luminose quindi ben visibili anche a grande distanza. Betelgeuse, Alpha Orionis (α Ori), è una supergigante rossa grande circa 1000 volte il nostro Sole ed infatti è tra stelle più voluminose di cui siamo tutt’ora a conoscenza! Questo fa sì che, sebbene si trovi ad oltre 600al [=anni luce] dal nostro Sole, possa essere facilmente visibile anche in un cielo molto “disturbato” dall’inquinamento luminoso. È la supergigante più vicina a noi e, come Gamma (γ) Cassiopeiae (vedi articolo su Cassiopea), è una stella variabile e terminerà la propria esistenza con una grandiosa esplosione detta supernova che illuminerà anche il nostro cielo per diverse settimane; ma ciò avverrà fra qualche centinaio di migliaia di anni quindi non potremo esserne diretti testimoni.

Comparazione dimensionale tra il Sole e Betelgeuse.
Betelgeuse è rappresentata 10 volte più distante altrimenti vedremmo solo una enorme massa rossastra

Spostandoci in diagonale lungo la costellazione troviamo un’altra stella supergigante: Rigel, Beta Orionis (β Ori). È la più luminosa stella di Orione, nonché la settima in assoluto nel cielo. Brilla come un diamante grazie ai 12000°C che normalmente raggiunge la sua superficie. Dista 860al ed è molto più piccola di Betelgeuse essendo “solo” 80 volte più grande del Sole. È una stella molto giovane (nata tra 7 e 9 milioni di anni fa) che in paio di milioni di anni esaurirà il proprio combustibile esplodendo anch’essa in una supernova. Curiosità: fa parte di un sistema stellare composto da almeno 4 componenti e quello che vediamo con i nostri occhi è la cosiddetta primaria cioè Rigel A (abbiamo parlato dei sistemi stellari trattando dell’Orsa Maggiore).

Alla prossima tappa del nostro viaggio nell’universo!

Alle porte della città di Udine la natura ci riserva alcune belle sorprese, che ci permettono di spaziare con lo sguardo sul paesaggio agrario che circondava senza soluzione di continuità l’insediamento urbano simbolo del Friuli storico.

Ci troviamo nell’Alta Pianura Friulana, precisamente a nord-est di Udine dove i confini comunali toccano quelli di Remanzacco e Povoletto. 

Il percorso che vi voglio proporre si snoda lungo l’area prativa e gli argini del Torrente Torre, nella parte ormai mediana del suo corso; ci muoveremo all’interno del Parco naturale del Torre, come è stata denominata questa area ricca di biodiversità e e punto di riferimento per molti udinesi quasi al pari del più rinomato Parco del Cormor. 

Muoviamo i primi passi lungo questo nostro itinerario dal parcheggio sito in via Liguria, appena al di fuori dell’abitato di Godia ed in prossimità della rotatoria che porta verso Povoletto. Da qui possiamo imboccare la “Strada Comunale Argine del Torre” che si dirige verso sud. Fin da subito ci rendiamo conto di come il paesaggio rurale si mescoli ai prati mantenuti sfalciati per l’uso zootecnico.

Come supporto vi lascio la traccia GPX del percorso per studiarlo in anteprima o seguirla tramite app o GPS durante l’attività.

Ai diversi bivi che incontriamo lungo questo primo tratto manteniamoci sempre sulla strada principale che si dirige a sud (FOTO 2), finché non giungeremo alle porte del quartiere udinese di Beivârs; con una semplice “s” manteniamo la rotta verso meridione. Da questo punto in poi le abitazioni si faranno sempre più prossime a noi fino a che una sbarra ci farà capire di essere ormai giunti a San Gottardo (FOTO 3)


Percorrendo Viale della Resistenza ci ritroviamo su Via Cividale, proprio accanto alla stazione della littorina che collega Udine e Cividale del Friuli. Prestando molta attenzione, percorriamo parte della via principale in direzione Cividale e dopo 150m svoltiamo a sinistra per riprendere un tipo di strada a noi più congeniale (FOTO 4).

Passando alle spalle del vivaio “Il Giardinetto” in meno di 200m possiamo nuovamente immergerci nell’esuberante vegetazione prossima al greto del Torre (FOTO 5), prestando attenzione di mantenere la sinistra al primo bivio sovrastato da un grande pioppo nero (FOTO 6)


Questa pianta è una delle più rappresentative dell’ambiente ripariale, cioè quello situato entro la striscia di terreno più vicino al corso d’acqua. La vegetazione ripariale è prevalentemente costituita da piante idrofile quindi amanti dell’acqua e, anche se il Torre solitamente non scorre in superficie, per le piante è comunque importante essere in prossimità delle importanti riserve idriche sotterranee. In questa stagione autunnale le foglie ormai sono pressoché tutte a terra ma ciò non è sempre uno svantaggio, infatti grazie proprio all’assenza delle chiome di alberi e arbusti, possiamo godere della vista continua del greto del Torre che serpeggia a poche decine di metri da noi. Zigzagando lungo il sentiero immerso nella vegetazione (FOTO 7) risaliamo perciò verso nord, senza mai farci distrarre da altre vie e rimanendo nella boscaglia a tratti più o meno fitta (FOTO 8)


Così facendo potremo ammirare alcune meraviglie che, solo chi decide di immergersi in questi luoghi quasi selvatici, può gustare; per esempio potremo osservare alcuni tronchi quasi completamente “traforati” dai picchi (FOTO 9) che vi cercando il proprio cibo. Quando giungeremo poi all’area pic-nic di Beivârs sapremo ormai di essere a metà strada lungo la via del ritorno. Da questo punto il fondo stradale si pure a tratti asfaltato per la presenza di vecchie vie di transito militare e, fiancheggiati da piccoli arbusti e rampicanti, risaliamo spediti verso nord (FOTO 10)


Quando vedremo il lontananza la sagoma del vecchio ponte sul Torre (ora trasformato in pista ciclabile), sapremo di avere raggiunto il nostro punto di arrivo

Continua la nostra rubrica dedicata all’astronomia ed il viaggio a spasso per l’universo, tra i corpi celesti che ne animano la vastità.

L’ORIGINE DEL MITO

“L’oracolo che il re consultò disse che l’unico modo per placare Nettuno e le Nereidi era offrire la giovane principessa Andromeda in sacrificio al mostro. Poi però…”

Parlando della costellazione di Cassiopea (qui), ci eravamo lasciati con questa frase in sospeso senza sapere cosa effettivamente successe alla povera principessa Andromeda; ma ora tutto verrà svelato.

Andromeda si trova incatenata su uno scoglio al largo dalla costa, in procinto di diventare cibo per il mostro marino Ceto (Balena); questo è l’unico modo che l’oracolo ha indicato come una possibilità per placare l’irato Nettuno. Il caso volle che sul cielo che sovrastava quel luogo passasse l’eroe Perseo, il quale aveva appena compiuto l’impresa della decapitazione di Medusa. Dotato di sandali alati (prestatigli da Mercurio), si precipitò verso Andromeda salvandola da morte certa ed uccidendo il mostro marino. Rapito dalla sua bellezza chiese la mano della ragazza ai genitori che da riva avevano osservato tutta la scena del salvataggio. Andromeda divenne perciò la sposa di Perseo e con lui ebbe diversi figli tra cui Perse, capostipite dei Persiani.

ALLINEAMENTI E SISTEMI STELLARI

Andromeda dà il meglio di sè, alta sull’orizzonte celeste, proprio durante l’autunno. La troviamo ad ovest in queste sere di fine stagione e c’è un elemento in particolare che potrebbe attirare la nostra attenzione. Facendoci aiutare magari da un binocolo possiamo scorgere una piccola macchia biancastra che corrisponde alla Galassia di Andromeda. Questo conglomerato composto da miliardi di stelle e polveri cosmiche è l’oggetto stellare più lontano visibile anche ad occhio nudo, nei cieli tersi e liberi da inquinamento luminoso. Questa galassia ha, come la Via Lattea, una forma a spirale ma è molto più grande di quest’ultima (una volta e mezza)  e pure tre volte più luminosa. C’è però un legame ulteriore tra la nostra galassia e quella di Andromeda, cioè lo spostamento lento (in termini astronomici) ma inesorabile di una verso l’altra; ciò porterà questi due oggetti, fra qualche miliardo di anni, a collidere.

Un’ultima curiosità riguarda upsilon (υ) Andromedae, detta anche Titawin, è un sistema stellare distante 44al [=anni luce] ed è più giovane del nostro Sole in quanto ha “solamente” 3 miliardi di anni. Viene definito sistema stellare perché composto da più stelle di varia grandezza. Ma non sono queste ultime a rendere interessante un tale punto del cielo, ma piuttosto il fatto che attorno a queste stelle orbitano alcuni pianeti di dimensioni notevoli: quattro sono stati fino ad ora scoperti e sono tutti pari e più grandi di Giove. Questi corpi celesti sono stati tra i primi pianeti extra-solari ad essere mai stati scoperti, proprio alla fine del XX secolo.

Ecco come apparirebbe la stella principale di Upsilon Andromeda e come la potremmo osservare dai suoi tre pianeti più prossimi

Alla prossima tappa del nostro viaggio nell’universo!

In queste settimane la prudenza e le precauzioni ci portano giustamente a limitare gli sposamenti e a rimanere all’interno del proprio Comune, ma questo non vuol dire rinunciare all’attività motoria e allo stare all’aria aperta. Noi riteniamo che siano due requisiti fondamentali per stare bene e mantenersi sani, quindi abbiamo deciso di proporvi una serie di itinerari da poter seguire in queste settimane rispettando le limitazioni in vigore.

Cominciamo dal territorio del nostro Nicola: Gemona del Friuli!

I gemonesi sanno bene che dedalo di sentieri, tracce, strade e stradine siano i territori del Lago Minisini e di Sella Sant’Agnese. Imbattersi in un percorso sconosciuto è quasi la normalità e spesso lasciare le familiari vie principali permette di godere di scorci, dettagli e remoti angoli di un territorio che ha molto da offrire. Oggi vi propongo un nuovo itinerario per esplorare territori probabilmente a voi familiari, ma seguendo nuove rotte! Come supporto vi lascio la traccia GPX del percorso per studiarlo in anteprima o seguirla tramite app o GPS durante l’attività.

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Ad esempio, partendo dalla stazione dei vigili del fuoco, si può salire sul monte Cjamparis, uno dei tanti colli addolciti dalla forza dei ghiacci e pieni zeppi di gallerie della grande guerra. Di origine militare è anche la strada panoramica che conduce verso Sella Sant’Agnese e per raggiungerla vi è un ripido sentiero che conduce dritto alla galleria scavata nella roccia. È il Troi dai Fornatùs che permette di coprire rapidamente un discreto dislivello e nasconde un suggestivo panorama sul sottostante Lago Minisini e a sinistra sul castello di Gemona in linea con il campanile di Artegna. 

Una volta iniziato a percorrere la stada in direzione di Sant’Agnese, dopo il primo tornante si può fare un’altra bella deviazione. Svoltando a destra si raggiunge il monte Palombâr, il fratello selvaggio del più famoso Cumieli. Nei pressi della cima si trovano i ruderi di una torre del XII secolo chiamata Grozumberg e fatta erigere dal conte Enrico del Tirolo, amministatore di Venzone per la Chiesa di Aquileia. 

Il mio scorcio preferito è senza dubbio quello che si vede poco prima di scendere a Sella Sant’Agnese. Lungo la discesa lo sguardo non può non rimanere incantato dal monumentale versante Ovest del monte Deneal: decine e decine di strati impilati uno sull’altro che testimoniano l’evoluzione della Terra nel tempo e raccontano una storia di 150 milioni di anni (tutto l’era Mesozoica). Ciò che cattura maggiormente l’attenzione però è il “Ventaglio”, una sequenza di strati fortemente piegati e da alcuni anni diventata palestra di roccia per arditi scalatori. Dalla sella, un ripido sentiero permette di raggiungerlo e, salendo a sinistra, di raggiungere un pulpito panoramico verso la pianura. 

Per concludere l’escursione e tornare al punto di partenza si può scegliere tra molti sentieri diversi che scendono verso i Tôrs. Se nei giorni precedenti ha piovuto, la fontane da Drendesime merita senza dubbio una visita: si tratta di una piccola sorgiva da cui escono le limpide e fresche acque che prima, come gocce di pioggia, sono cadute sulle ripide pareti del Deneal e tra le ghiaie di Sant’Agnese. 

Lungo tutto il percorso non sarà raro imbattersi in qualche abitante del bosco come i caprioli che tra questi boschi fitti trovano un habitat ideale. Se alzerete gli occhi al cielo potrete scorgere delle gigantesce sagome alate, sono i grifoni, i grandi avvoltoi che ormai si sono stabilizzati sulle ripide pareti delle catene prealpine. 

Dal divano di casa sarebbe difficile notarli, vi consiglio di uscire e mettervi in moto! Vi lascio con un’anteprima 3D dell’itinerario per darvi l’idea del giro fatto.

E per i non gemonesi, non disperatevi: presto pubblicheremo altri percorsi in altri Comuni!

Continua la nostra rubrica dedicata all’astronomia ed il viaggio a spasso per l’universo, tra i corpi celesti che ne animano la vastità.

L’ORIGINE DEL MITO

La regina Cassiopea, nella mitologia Greca, era la madre di Andromeda ed è nota per la sua estrema vanità. Un giorno la regina, ammirando la propria bellezza riflessa in uno specchio, dichiarò di essere persino più affascinante delle Nereidi (le ninfe marine figlie di Nereo, il Vecchio del Mare), celebri per la propria avvenenza. Dato che una delle Nereidi era pure moglie di Nettuno, Dio dei Mari, egli a tale dichiarazione andò su tutte le furie e decise di vendicarsi della presunzione della regina Cassiopea. Nulla poté il marito Cefeo, re d’Etiopia, per frenare la furia di Nettuno che colpì le coste del regno con innumerevoli devastazioni ed inviò il mostro marino Ceto come flagello per la popolazione rivierasca. L’oracolo che il re consultò disse che l’unico modo per placare Nettuno e le Nereidi era offrire la giovane principessa Andromeda in sacrificio al mostro. Poi però…

Qui con un po’ di suspense lasciamo la seconda parte del racconto per quando parleremo di Andromeda e la sua storia

ALLINEAMENTI E SISTEMI STELLARI

Al centro della W o M che Cassiopea forma con le sue cinque stelle principali troviamo gamma (γ) Cassiopeiae che ha la particolarità di essere una cosiddetta “stella variabile eruttiva”. Cosa vorrà mai dire questa etichetta che si trova addosso? Che questa stella distante 550al [=anni luce] dal nostro sistema solare varia la propria luminosità nel tempo in modo pressoché imprevedibile e soprattutto improvviso e violento; da qui il termine eruttivo. Abbiamo bisogno però di capire come è stato possibile giungere a questa scoperta. Benché le stelle variabili fossero note e studiate fin dal XVII secolo, è solo nel XX sec. che entrò in scena questa particolare terminologia; ciò fu possibile grazie ad una variazione notevole di luminosità  proprio di gamma (γ) Cassiopeiae  avvenuto durante gli anni ’30 del secolo scorso. In due eventi distinti la sua luminosità aumentò fino ad oltre quella di Dubhe dell’Orsa Maggiore (vedi articolo), per poi calare drasticamente ben al di sotto della sua luminosità normalmente osservabile dalla Terra ed infine ritornare a valori “standard” dagli anni ‘70. Rimane comunque una stella grande circa 10 volte il nostro Sole e la più luminosa dell’intera costellazione.

Nulla in confronto però ad altre stelle di Cassiopea; delle vere e proprie giganti come Rho (ρ) Cassiopeiae che con il suo raggio pari a quasi mille volte quello solare, si estenderebbe fino quasi all’orbita di Giove se si trovasse al posto del nostro Sole. Anche la sua luminosità è notevole, essendo oltre 500 000 volte superiore a quella solare; ma ciò non basta a renderla facilmente osservabile dalla Terra (sebbene sia possibile in cieli con poco inquinamento luminoso) perché essa è situata a oltre 3 000 anni luce.

Alla prossima tappa del nostro viaggio nell’universo!

“Gli zoccoli del camoscio sono le quattro dita del violinista. Vanno alla cieca e non sbagliano millimetro. Schizzano su strapiombi, giocolieri in salita, acrobati in discesa, sono artisti da circo per la platea delle montagne. Gli zoccoli del camoscio appigliano l’aria. Il callo a cuscinetto fa da silenziatore quando vuole, se no l’unghia divisa in due è nacchera di flamenco. Gli zoccoli del camoscio sono quattro assi in tasca a un baro. Con loro la gravità è una variante al tema, non una legge.”
Erri de Luca
Il Peso della Farfalla

L’autunno è periodo di movimento e cambiamento per i camosci (Rupicapra rupicapra). Il bruno e corto manto estivo lascia il posto alla pelliccia folta e scura dell’inverno con i maschi che indossano l’irsuta criniera dorsale e compare il pennello, un ciuffo di lunghi peli nell’area genitale. Ma cosa più importante, questi acrobati delle cime stanno per entrare nel periodo riproduttivo. 

Fino a settembre maschi e femmine di camoscio conducono vite separate: le femmine vivono in branchi assieme ai capretti nati alla fine della primavera e agli individui giovani non ancora pronti a riprodursi, mentre i maschi conducono vita solitaria. Al massimo in alcuni casi all’adulto si lega un giovane “apprendista” che lo segue, osservandone con cura i comportamenti con il desiderio di diventare un individuo grande e forte capace di vincere gli scontri per la conquista delle femmine.

Con l’arrivo dei primi freddi autunnali le cose cambiano. I maschi iniziano a diventare aggressivi e difendono strenuamente un piccolo lembo di territorio con lo scopo di mantenere al suo interno un branco di femmine. Senza sosta marcano l’ambiente grazie alle ghiandole della fregola poste dietro alle corna e dalle quali secernono una sostanza fortemente odorosa su arbusti e rocce. Ma è  solo quando un altro maschio adulto invade il territorio che hanno luogo i “rituali” più emozionanti: il camoscio, drizzando la barba dorsale, assume atteggiamenti detti di imposizione, con il collo e il muso protesi verso l’alto ad intimidire i rivali. Se questo non è sufficiente a far abbandonare il campo al maschio rivale, il camoscio si lancia in spettacolari corse lungo le praterie alpine. Instancabile grazie al suo possente cuore, rincorre sui pendii l’avversario e non di rado si assiste persino a scontri fisici tra i due individui.


Nelle prossime settimane ci incammineremo nei territori del Parco Naturale delle Prealpi Giulie per osservare le splendide corse dei camosci e degli altri atteggiamenti rituali che caratterizzano la stagione degli amori di questo ungulato, che da sempre ha smosso un sentimento di romantica invidia in noi esseri umani. Le “strade” dei camosci sono precluse a noi bipedi e per sicurezza e rispetto ci limiteremo ad ammirare questi corridori dalla distanza e ad ascoltere le storie raccontate dai nostri faunisti.
Domenica 29 novembre seguiremo le orme dei camosci in val Resia mentre domenica 13 dicembre sarà la volta dei camosci della val Torre.
Per qualsiasi informazione e per le prenotazioni scrivete al +39 351 5852 752

oppure a info@wildroutes.eu.